4 dic 2013

BAGNARA:SCOPERTA PEPITA D'ORO LUNGO IL FIUME SFALASSA'

Quanto è stato trovato nel letto del fiume Sfalassà ha dell’incredibile: una pepita d’oro di 250 grammi del valore di oltre 15mila euro.

Un colpo di fortuna per il cercatore d’oro dilettante che per ovvie ragioni preferisce rimanere anonimo ma che racconta così la sua scoperta a Dangerous News: “Avevo sentito dire che nei fiumi che nascono dall'Aspromonte ci potevano essere dei piccoli granelli d’oro e così, abitando a ridosso dello Sfalassà e frequentandolo spesso per tagliare le erbacce dagli argini, pulirlo da rifiuti, bottiglie, pneumatici di automobili, carcasse di animali, scarti di lavorazione edile, bidoni di liquami industriali, mi sono cimentato con un rudimentale metal detector e un setaccio in una simpatica quanto improbabile caccia all’oro… poi due giorni fa quello che non ti saresti mai aspettato. Sulle prime non ci volevo credere. Avrei voluto gridare ma l’urlo mi si è strozzato in gola. Ho preso la grossa pepita e l’ho portata da un amico gioielliere dilettante che mi ha confermato la purezza dell’oro, chiedendomi dove fossi mai andato a prendere una cosa simile. Ora proverò ancora nella stessa zona – ovviamente top secret – perchè qualcosina di più piccolo ho già trovato…”.
Un colpo di fortuna per non dire altro che indubbiamente cambierà la vita al cercatore d’oro dilettante, mentre sarà inevitabile una caccia all’oro lungo lo Sfalassà.

"Sarebbe una scoperta straordinaria per lo sviluppo turistico della Regione e per l'Aspromonte in generale", sottolinea Toledo Iannì, direttore dell’Ente turistico della foce dello Sfalassà.
Il sito preciso del ritrovamento è tenuto segreto per evitare che la fiumara si trasformi in luogo di ritrovo privilegiato dai cercatori d’oro e da chi per hobby ne va in cerca setacciando le sabbie sui greti dei fiumi.
L'ignoto cercatore ha anche detto di essere intenzionato a vendere la pepita ad un collezionista o ad un museo e col ricavato ridare alla foce del più importante corso d'acqua della città(ormai deturpato e violentato dalla cementificazione selvaggia), un aspetto degno dei versi che il grande poeta bagnarese Spinoso ha dedicato in una sua celebre poesia.